{"id":30,"date":"2022-04-21T11:37:28","date_gmt":"2022-04-21T09:37:28","guid":{"rendered":"http:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/?page_id=30"},"modified":"2022-04-26T09:25:39","modified_gmt":"2022-04-26T07:25:39","slug":"storia-della-tutela-archeologica","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/?page_id=30","title":{"rendered":"Storia della tutela archeologica"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DIGI041958-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-139\" srcset=\"https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DIGI041958-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DIGI041958-300x200.jpg 300w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DIGI041958-768x512.jpg 768w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DIGI041958-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DIGI041958-2048x1366.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>La <em>Regia Sovrintendenza sugli scavi, musei e oggetti di antichit\u00e0 della Lombardia<\/em> nacque a seguito del R. D. 17 luglio 1904, n. 431, che aveva istituito in Italia le Sovrintendenze all\u2019interno del Ministero della Pubblica Istruzione. Di fatto per\u00f2 la concreta organizzazione e l\u2019avvio delle attivit\u00e0 degli uffici furono disposte solo con la L. 27 giugno 1907, n. 386, che appoggi\u00f2 a direttori di Musei e docenti di Universit\u00e0, gi\u00e0 dipendenti dal Ministero, le neonate Soprintendenze, creando anche la<em> Regia Soprintendenza agli Scavi e Musei Lombardi<\/em> di Pavia, come testimonia la targa originaria in bronzo a<em> tabula ansata<\/em>, secondo i modelli creati da Fiorelli per Pompei e poi per il Museo Nazionale Romano.<br>La prima sede non fu a Milano, ma appunto a Pavia, presso la Regia Universit\u00e0, perch\u00e9 l\u2019incarico di Sovrintendente era stato assegnato a Giovanni Patroni, docente di Archeologia in quell\u2019Universit\u00e0 (che aveva gi\u00e0 ricevuto la prima nomina a <em>Soprintendente sugli scavi, musei ed oggetti di antichit\u00e0 della Lombardia<\/em> dal Ministro della Pubblica Istruzione nel luglio 1905).<br>Continuando in parallelo l\u2019attivit\u00e0 di docente universitario, Patroni ebbe l\u2019incarico fino al 1923 (in realt\u00e0, lo mantenne fino al 1 dicembre 1924): fu un periodo ricco di rinvenimenti in tutto il territorio, come provano le numerose relazioni da lui pubblicate in <em>Notizie degli Scavi<\/em>, in cui d\u00e0 conto anche delle minime scoperte, senza nulla trascurare in tempi in cui l\u2019attenzione degli archeologi era attratta per lo pi\u00f9 dai rinvenimenti eclatanti. Spesso nei suoi scritti \u00e8 sottolineato il problema della tutela delle testimonianze archeologiche della regione, piuttosto trascurata dall\u2019autorit\u00e0 centrale: si lamenta la distruzione dei materiali nei lavori campestri, la dispersione dei reperti, la difficolt\u00e0 di intervenire per mancanza di segnalazioni o di personale competente. Tra i rinvenimenti pi\u00f9 significativi avvenuti in quegli anni sono da ricordare \u2013 anche per gli sviluppi successivi delle indagini \u2013 l\u2019insediamento preistorico e romano di Calvatone, i mosaici della villa di Desenzano, i siti preistorici del Vho di Piadena (che gli diede materia per la sua polemica con Luigi Pigorini) e di S. Caterina Tredossi presso Cremona.<br>Con il R.D. 31\/12\/1923 n. 3164 la Soprintendenza lombarda conflu\u00ec nella nuova <em>Soprintendenza del Piemonte, Lombardia e Liguria<\/em>, con sede a Torino, dove era Soprintendente l\u2019egittologo Ernesto Schiaparelli; alcuni importanti scavi, come il Castellaro di Gottolengo, furono cos\u00ec avviati dall\u2019ispettore Pietro Barocelli. Nel 1927 Schiaparelli dovette lasciare a causa dei raggiunti limiti di et\u00e0 e per motivi di salute: la reggenza della Soprintendenza torinese passava a Pietro Barocelli, che per\u00f2, come supplente, non pot\u00e9 andare oltre la normale amministrazione e dunque risult\u00f2 impossibilitato a mantenere l\u2019<em>interim<\/em> sulla Lombardia, che venne staccata dal Piemonte per essere incorporata nella <em>Soprintendenza del Veneto, Lombardia e Venezia Tridentina<\/em>, retta da Ettore Ghislanzoni con sede a Padova. A Milano rimase un ufficio distaccato, presso la sede della <em>Soprintendenza ai Monumenti<\/em> (dapprima a Brera e poi a Palazzo Reale), in cui con trasferimento da Bologna era stata applicata Alda Levi, unico funzionario dal 1925 all\u2019ottobre 1938, quando venne sospesa dal servizio in applicazione del R.D.L. 5\/9\/1938, n. 1390, e poi dispensata a decorrere da 14 dicembre 1938, secondo il R.D.L. 15. \/11\/1938, n. 1779 (leggi razziali).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Alda-Levi-696x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-140\" width=\"319\" height=\"469\" srcset=\"https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Alda-Levi-696x1024.jpg 696w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Alda-Levi-204x300.jpg 204w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Alda-Levi-768x1129.jpg 768w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Alda-Levi-1045x1536.jpg 1045w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Alda-Levi.jpg 1125w\" sizes=\"auto, (max-width: 319px) 100vw, 319px\" \/><figcaption>Alda Levi nel 1920 a Baia<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Fu lei a porre le basi della tutela archeologica territoriale, con la sistematica attivit\u00e0 di controllo, la creazione di un archivio e la regolare pubblicazione dei rinvenimenti. La citt\u00e0 di Milano, in quegli anni oggetto di radicali trasformazioni urbanistiche, fu il principale campo di attivit\u00e0 della Levi: vennero messe in luce parte delle mura repubblica, del teatro e dell\u2019anfiteatro, la piazza del foro, il <em>macellum<\/em>, scoperte tutte documentate accuratamente (considerati i tempi e le modalit\u00e0 di intervento) nei giornali di scavo da lei redatti. Nella Lombardia orientale, ed in particolare in Valcamonica, era invece dal 1927 al 1931 particolarmente attivo da Padova per la tutela dei siti preistorici e delle incisioni rupestri l\u2019ispettore friulano Raffaello Battaglia.<br>Con la L. 22 maggio 1939, n. 823, la <em>Soprintendenza alle Antichit\u00e0 della Lombardia<\/em> ritorn\u00f2 autonoma; venne nominato Soprintendente Luciano Laurenzi, che ricevette le consegne (insieme alle 62 pratiche costituenti l\u2019archivio) da Giovanni Brusin, Soprintendente veneto.<br>Gli anni corrispondenti al periodo bellico furono molto tormentati sia per la difficolt\u00e0 di condurre una vera e propria attivit\u00e0 di tutela, date le circostanze, sia per i continui avvicendamenti a capo dell\u2019Ufficio milanese. Infatti, gi\u00e0 nel dicembre 1940, Laurenzi venne nominato professore presso l\u2019Universit\u00e0 di Pisa. La reggenza della Soprintendenza fu assegnata a Nevio Degrassi, da gennaio a luglio 1941, quando fu chiamato alle armi. Nuovo reggente <em>ad interim<\/em> venne nominato Carlo Carducci, Soprintendente di Torino, fino a novembre dello stesso anno, quando la Soprintendenza fu assegnata a Renato Bartoccini, che mantenne la carica sino al 1944, con periodi di sostituzioni e reggenze (era stato richiamato alle armi) affidati a Carlo Carducci, a Salvatore Puglisi e a Nevio Degrassi: nello stesso periodo la sede viene spostata, probabilmente per gli eventi bellici, da Palazzo Reale a Via Filodrammatici.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/L000650-648x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-141\" width=\"226\" height=\"357\" srcset=\"https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/L000650-648x1024.jpg 648w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/L000650-190x300.jpg 190w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/L000650-768x1214.jpg 768w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/L000650-972x1536.jpg 972w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/L000650-1296x2048.jpg 1296w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/L000650-scaled.jpg 1620w\" sizes=\"auto, (max-width: 226px) 100vw, 226px\" \/><figcaption>Nevio Degrassi, al centro, durante il restauro delle Colonne di San Lorenzo a Milano<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><br>Nel dopoguerra sar\u00e0 Degrassi a reggere la Soprintendenza (sempre nella sede di via Filodrammatici 3), dapprima come incaricato (tra il 1944 e il 1947) e quindi come titolare fino al 1953. Pur nelle difficolt\u00e0 del momento storico, Degrassi riusc\u00ec ad avviare grossi lavori e a porre la base di interventi di tutela che avranno nei decenni successivi il loro compimento: vanno ascritti a suo merito l\u2019acquisizione a Sirmione dell\u2019area della grande villa (le \u201cGrotte di Catullo\u201d) e dei terreni intorno per meglio tutelarne i resti, l\u2019avvio degli interventi di anastilosi del pronao del <em>Capitolium<\/em> di Brescia, il restauro del colonnato di San Lorenzo a Milano, oltre ai progetti di riorganizzazione di importanti sedi museali civiche quali il Castello Sforzesco di Milano e il Museo Romano di Brescia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Mario-Mirabella-Roberti.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-142\" width=\"234\" height=\"355\" srcset=\"https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Mario-Mirabella-Roberti.jpg 300w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Mario-Mirabella-Roberti-198x300.jpg 198w\" sizes=\"auto, (max-width: 234px) 100vw, 234px\" \/><figcaption>Mario Mirabella Roberti<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel 1953 gli successe Mario Mirabella Roberti, che tenne la Soprintendenza (ristabilitasi nel frattempo dopo il completamento dei restauri a Palazzo Reale, in Piazza Duomo) fino al 1973. <\/p>\n\n\n\n<p>Personalit\u00e0 forte e poliedrica, caratterizzata da un intenso attivismo che gli consent\u00ec di superare le carenza di personale e di mezzi \u2013 una criticit\u00e0 quasi costante della Soprintendenza lombarda \u2013 e di accentrare nella sua persona tutte le attivit\u00e0 dell\u2019ufficio, segn\u00f2 fortemente l\u2019archeologia lombarda. Dovette confrontarsi con i progetti di ricostruzione postbellica di ammodernamento e di ingrandimento di Milano e con le dinamiche di trasformazione del territorio regionale. Dato lo scarso numero di collaboratori (due soli furono in quei tempi gli Ispettori, e neppure contemporaneamente, Antonio Frova e Anna Maria Tamassia), si appoggi\u00f2 ai colleghi universitari, ai direttori dei musei e agli ispettori onorari per il controllo del territorio. Favor\u00ec anche la nascita di piccoli musei locali, che consentirono l\u2019esposizione dei materiali venuti alla luce nei lavori che, negli anni del boom economico, stravolgevano il territorio. I grandi lavori a Milano \u2013 quasi sempre in emergenza \u2013 portarono alla luce le Terme Erculee, i resti del palazzo imperiale (le cd. terme di via Brisa), numerosi tratti di mura, i resti della basilica paleocristiana di Santa Tecla (in occasione della costruzione della prima linea della Metropolitana) e del battistero di San Giovanni alle Fonti, per citare solo le principali scoperte. A Brescia, oltre al ritrovamenti di molti resti di <em>domus<\/em>, si ebbe il riconoscimento della fase repubblicana del <em>Capitolium<\/em>. La collaborazione con enti locali port\u00f2 all\u2019apertura dei due parchi archeologici della Valle Camonica e di Castelseprio, mentre nel cremonese, a Palazzo Pignano, veniva messo in luce il complesso tardoantico e paleocristiano, con una villa e un impianto di culto, e sull\u2019Isola Comacina si recuperava la consistenza archeologica degli impianti militari tra il periodo bizantino e l\u2019et\u00e0 longobarda.<br>Tra il 1957 e il 1961, inoltre, fu temporaneamente affidato al Soprintendente della Lombardia anche il territorio della Liguria.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"182\" src=\"http:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Bianca-Maria-Scarfi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-143\"\/><figcaption>Bianca Maria Scarf\u00ec<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dal 1973 al 1978 fu Soprintendente Bianca Maria Scarf\u00ec mentre veniva istituito il Ministero per il Beni Culturali e Ambientali (L. 29 gennaio 1975, n. 5), in un ufficio che contava solo due assistenti e, fino al 1976, nessun funzionario. <\/p>\n\n\n\n<p>Continu\u00f2 quindi la stretta collaborazione con gli ispettori onorari e i gruppi di appassionati locali e pose mano alla revisione del rapporto con i musei locali (le cui competenze erano nel frattempo passate alla regione Lombardia), che detenevano per lo pi\u00f9 materiale di propriet\u00e0 statale. In Lombardia, infatti, sia per le vicende storiche e culturali delle citt\u00e0, sia per precise scelte gestionali dei precedenti Soprintendenti, non esistevano musei nazionali ma i musei di alcuni capoluoghi di provincia di grandi tradizioni \u2013 nati da collezioni ottocentesche donate ai comuni \u2013 e un numero elevato di piccoli musei e raccolte civiche, spesso semichiusi al pubblico. Vennero allora avviate le pratiche di regolarizzazione dei depositi di materiale statale per i musei che garantivano un\u2019apertura costante e condizioni espositive valide anche dal punto scientifico.<br>Dal 1978 al 1982 e tra il 1985 e 1986 il ruolo di Soprintendente \u00e8 ricoperto da Maria Giuseppina Cerulli Irelli, con le reggenze intermedie di Anna Maria Tamassia (1982) e di Elisabetta Roffia (1983-1985), che manterr\u00e0 questo incarico anche tra il 1986 e il 1990.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Copertina-1981-652x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-144\" width=\"274\" height=\"430\"\/><figcaption>Il primo numero del Notiziario della Soprintendenza Archeologica della Lombardia<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Furono anni di grandi cambiamenti. L\u2019organico dell\u2019ufficio venne finalmente potenziato grazie alla L. 285 sulla disoccupazione giovanile e ai concorsi per ispettori preistorici, classici e medievisti, forze nuove per affrontare una grande mole di lavoro con le nuove metodologie operative dello scavo stratigrafico, che si andava nel frattempo affermando anche in Italia e che trovarono la sperimentazione in grandi cantieri delle opere pubbliche, quali la linea 3 della Metropolitana milanese (1982-1990) o il complesso di Santa Giulia a Brescia, che misero in evidenza l\u2019esigenza e la validit\u00e0 delle pratiche di archeologia preventiva, solo di recente istituzionalizzate. Sorsero allora le prime ditte di scavo con operatori specializzati che affiancavano la Soprintendenza nei lavori. <\/p>\n\n\n\n<p>In quegli anni (1981) nacque anche il <em>Notiziario della Soprintendenza Archeologica<\/em>, che per circa 30 anni fu il mezzo di comunicazione dell\u2019attivit\u00e0 della Soprintendenza e dei suoi collaboratori, con una formulazione efficace e diretta. La sede dell\u2019ufficio pass\u00f2 (1989) da piazza Duomo a via De Amicis 11.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DSC_0556-967x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-146\" width=\"318\" height=\"336\" srcset=\"https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DSC_0556-967x1024.jpg 967w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DSC_0556-283x300.jpg 283w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DSC_0556-768x813.jpg 768w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DSC_0556-1451x1536.jpg 1451w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DSC_0556-1934x2048.jpg 1934w\" sizes=\"auto, (max-width: 318px) 100vw, 318px\" \/><figcaption>L&#8217;ingresso della sede di Via de Amicis 11<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dal giugno 1990 al gennaio 2005 fu Soprintendente Angelo Maria Ardovino, in anni cruciali per l\u2019intensificarsi dei grossi lavori pubblici e la moltiplicazione, di conseguenza, degli interventi di tutela. L\u2019aumento (temporaneo purtroppo) dei finanziamenti ministeriali (ordinari e straordinari, come quelli derivati dal gioco del Lotto) permise di acquisire nuove aree archeologiche o edifici monumentali (come quello di piazza Labus a Brescia, divenuto sede del Nucleo Operativo), diede la possibilit\u00e0 di aprire i musei nazionali di Vigevano e di Mantova e di potenziare gli spazi espositivi annessi alle aree archeologiche (<em>antiquarium<\/em> di Sirmione, di Palazzo Pignano), di completare lo scavo e il restauro di complessi come il teatro e l\u2019anfiteatro di Cividate Camuno, l\u2019Anfiteatro di Milano, il Santuario di Minerva a Breno, per la loro apertura al pubblico.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"382\" src=\"http:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Sopr1990.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-147\" srcset=\"https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Sopr1990.jpg 600w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Sopr1990-300x191.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><figcaption>Il personale della Soprintendenza nel 1990, nel cortile della sede di Via de Amicis 11. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019ultimo decennio della Soprintendenza (che nel frattempo ha cambiato pi\u00f9 volte la denominazione nelle differenti riorganizzazioni ministeriali, pur mantenendo sostanzialmente inalterate le competenze) \u00e8 caratterizzato da un avvicendamento di dirigenti per brevi periodi, da una decrescita del personale per motivi anagrafici, da una diminuzione progressiva e costante di finanziamenti, a fronte di un aumento esponenziale di pratiche di tutela e di interventi di archeologia preventiva e di emergenza determinati dal monitoraggio capillare del territorio, attuato anche grazie alla collaborazione con gli enti locali nella redazione dei piani paesistici e di governo del territorio. Nuove e importanti scoperte sono state portate dagli scavi collegati a grossi lavori per infrastrutture.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Gambari-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-300\" width=\"168\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Gambari-1.jpg 225w, https:\/\/archeologiainlombardia.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Gambari-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 168px) 100vw, 168px\" \/><figcaption>Filippo Maria Gambari<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><br>Da gennaio 2005 ad agosto 2006 \u00e8 ancora Elisabetta Roffia a ricoprire l\u2019incarico di Soprintendente Reggente, sostituita da Luigi Malnati con un incarico ad<em> interim<\/em> (essendo al contempo Soprintendente dell\u2019Emilia Romagna) fino alla nomina nell\u2019aprile 2008 di Umberto Spigo, che rimarr\u00e0 fino a luglio 2009 quando il nuovo concorso per dirigenti porter\u00e0 a capo dell\u2019Ufficio prima Elena Calandra (luglio-agosto 2009) poi Raffaella Poggiani (fino a novembre 2013) e quindi Filippo Maria Gambari (da febbraio 2014), ultimo titolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2015, a seguito della riforma del Ministero che ha portato alla creazione dei Poli Museali Regionali (D.P.C.M. 29\/8\/2014, n.171), alcuni musei archeologici (Vigevano, Mantova, Sirmione, Capodiponte e Cividate Camuno) sono passati sotto la giurisdizione del Polo Museale della Lombardia. Con il luglio 2016, in applicazione del D.M. 23\/1\/2016 n. 44, la <em>Soprintendenza Archeologia della Lombardia<\/em> (sua ultima denominazione) si discioglie per dare vita in Lombardia alle quattro nuove soprintendenze distinte territorialmente <em>per l\u2019Archeologia, le Belle Arti ed il Paesaggio<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><em>Testo a cura di Rosanina Invernizzi.<br>Le informazioni sono tratte dall\u2019Archivio della Soprintendenza: fondamentali sono state le note di sintesi redatte negli anni Settanta dalla sig. Gianna Giacomini e in tempi pi\u00f9 recenti dalla dott. Elisabetta Roffia.<br>Per un approfondimento sulle figure dei vari Soprintendenti che si sono succeduti alla guida del\u2019Ufficio si rimanda alle voci del Dizionario Biografico dei Soprintendenti Archeologi (1904-1974), Bologna 2012.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Regia Sovrintendenza sugli scavi, musei e oggetti di antichit\u00e0 della Lombardia nacque a seguito del R. 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